Sconfiggere dolori con esercizi: Trigger Point fa per te!

Sconfiggere dolori con esercizi

Sconfiggere dolori con esercizi: Trigger Point fa per te! La trigger point therapy o TP performance therapy è il nome dato a un nuovo  tipo di allenamento fisico che sta andando recentemente in auge negli USA, rivolto prevalentemente, ma non solo, agli sportivi con lo scopo di prevenire e allentare le numerose sindromi muscolari dolorose.

Questa pratica utilizza strumenti prevalentemente a rullo o cilindrici per lavorare sui propri muscoli trattando i trigger points. Come con il rullo della tecnica Pilates utilizzato per lavorare sul rachide si tratta di strumenti ed esercizi estremamente pratici e piacevoli per rilassare efficacemente i muscoli contratti.

Ricordiamo che i trigger points sono aree di tessuto che potremmo definire contratte, che si possono identificare nel tessuto muscolare ma anche in altri tessuti connettivali come aree più compatte alla palpazione in grado di generare dolore alla pressione e dolore irradiato a distanza secondo precisi percorsi.

La teoria del trigger points, anche se non ancora scientificamente approvata da tutti, resta una delle teorie più accreditate per spiegare l’origine della maggioranza dei dolori muscolari e muscoloscheletrici. La fibromialgia o miofascial pain syndrome sembra essere dovuta alla presenza e formazione di un numero molto elevato di trigger point nei muscoli dei soggetti colpiti.

In realtà il trattamento dei trigger point è da sempre considerato il fulcro di lavoro di numerose tecniche riabilitative e fisioterapiche.  In quasi tutte le antiche tradizioni di medicina manuale vi era la ricerca e il trattamento  di quelli che oggi vengono chiamati genericamente trigger point.

Una volta si usavano le mani, prima che in fisioterapia comparissero le macchine che oggi vengono comunemente prescritte come panacea per alleviare i più comuni e diffusi dolori muscoloscheletrici, ultrasuoni, radar, infrarossi e la recente tecar. Tutte macchine che, come ben spiega il Dott Picozzi , tendono in un certo senso a spersonalizzare il lavoro  del fisioterapista e del massofisioterapista, producendo la falsa percezione nel paziente che l’efficacia del trattamento sia da attribuire esclusivamente ad esse.

Il terapista invece, usando le mani con l’ausilio di vari strumenti che altro non sono che un prolungamento di queste, acquisisce con l’esperienza la capacità di individuare molto velocemente la localizzazione dei vari trigger point presenti nei diversi tessuti e a diversi livelli di profondità.

Oggi la miofibrolisi integrata, che altro non è che una terapia dei trigger point più raffinata e completa, utilizza  strumenti a punta sempre più precisi con l’obiettivo di lavorare su diversi tipi di tessuti e di recettori, partendo dall’epidermide intesa come strato più esteso e superficiale fino ad arrivare al muscolo, alla fascia, al tendine, ed al legamento e inserzione ossea degli stessi.

Gli strumenti delle miofibrolisi sono tutti utilizzabili dal fisioterapistra o massofisioterapista che andrà a lavorare prima  sull’intero sistema fasciale e successivamente sullo strato di tessuto dove si nascondono i trigger point attivi da trattare. Il lavoro di apertura comprende anch’esso l’utilizzo di strumenti a rullo che possono stimolare la vascolarizzazione della cute e la spremitura di ampie aree poi si sceglieranno via via strumenti a punta  adatti e specifici per ogni distretto corporeo con lo scopo di scovare, distruggere e riordinare le fibre dei trigger point. Un lavoro che richiede una certa esperienza ma soprattutto dei tempi e dei gradi di trattamento che  dipendono da caso a caso e che possono generare  un’infiammazione secondaria del tessuto, causata dalla liberazione nell’area trattata di numerose molecole della catena infiammatoria. Tale risposta dovrà essere contenuta e graduata dall’attenzione del terapista che potrà avvalersi di sistemi di drenaggio e di supporto antinfiammatori.

Gli strumenti delle trigger point therapy sono in grado di esercitare  un lavoro mirato e specifico per ciascun distretto muscolare ma comunque più  grossolano, eseguibile cioè su ampie aree muscolari  in grado di determinare una sorta di spremitura dei ventri muscolari, aree dove in effetti spesso si localizzano un numero piuttosto elevato di trigger point. Pertanto in caso di punti molto dolorosi, ben organizzati, troppo numerosi oppure troppo profondi, il lavoro con questi strumenti aspecifici, può portare a un peggioramento del dolore anche poco sopportabile per alcuni pazienti. Una tecnica di autotrattamento quindi che si rivolge prevalentemente a soggetti sportivi e con disturbi muscolari lievi determinati appunto dall’attività sportiva o da tensioni muscolari posturali.

E’ invece raccomandabile anche in casi complessi l’utilizzo in autotrattamento del rotore in associazione al trattamento di miofibrolisi per la sua capacità di drenare l’infiammazione e allo stesso tempo di migliorare la circolazione vascolare non solo dello strato cutaneo sul quale si esercita la sua azione ma anche sugli strati miofasciali più profondi ai quali resta collegato.

Nei casi invece dove il dolore è ormai cronicizzato da tempo, molto diffuso, e nei dolori acuti importanti è utile rivolgersi a un terapista o medico che siano in grado di applicare la miofibrolisi, tecnica che a mio parere tutti i fisioterapisti e massofisioterapisti dovrebbero conoscere non solo in campo sportivo .  Con questa tecnica è possibile andare alla radice del dolore muscoloscheletrico sia cronico che acuto.

Infatti la ricerca e il lavoro mirato e diretto sui trigger point anche più vecchi e profondi nascosti nei diversi strati e tessuti miofasciali, permette di riordinare e rilassare le fibre che lo compongono e di eliminare le molecole generate dall’infiammazione, bloccate e intrappolate nei tessuti, il tutto in modo graduale e sotto il controllo e la guida del terapista.

Un ottimo e insostituibile strumento terapeutico contro il dolore in grado di smantellarlo e disorganizzarlo nelle sue fondamenta. Un argomento questo dei trigger point sul quale sarebbe opportuno riprendere  ricerche scientifiche serie e approfondite come entusiasticamente era stato fatte agli inizi dello scorso secolo per capirne l’organizzazione chimica e fisica ma che forse, oggi come oggi, non trovano la giustificazione di un profitto sufficiente vista la possibilità squisitamente meccanica e manuale di risolvere il dolore, senza altre spese, farmacologiche o strumentali.