Riconoscere allergie di stagione i sintomi

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Ogni pianta ha la sua precisa stagione di pollinazione, ovvero un intervallo di pochi mesi durante i quali diffonde nell’aria i suoi allergeni. Naturalmente la stagione non è proprio uguale per tutti, perché le differenze climatiche tra nord e sud possono anticipare o ritardare la fioritura.  Giorgio Walter Canonica, direttore della Clinica di malattie dell’apparato respiratorio e allergologia dell’università degli Studi di Genova, di anticipare quali sono i sintomi delle allergie di stagione. Per poterle riconoscere in tempo e, quindi, trattare adeguatamente.

 Quali sono le piante più “a rischio”?

Graminacee, parietaria, ulivo, betulla e ambrosia sono, tra le piante presenti sul nostro territorio, quelle frequentemente responsabili di fenomeni allergici.

 

Come si manifesta una reazione allergica ai pollini?
Sostanzialmente le patologie con cui si può manifestare un’allergia a pollini sono tre: asma, rinite e congiuntivite. Si tratta di entità cliniche definite e distinte che, però, in molti pazienti possono convivere. I sintomi con cui si presenta tipicamente l’asma sono i sibili respiratori e, tra l’altro, la comparsa di quello da sforzo può essere un campanello d’allarme di un possibile asma allergico.

 

Come si interviene nei casi di asma allergico?
I farmaci capaci di spegnere o almeno contenere i disturbi appartengono alla classe degli steroidi (in genere si utilizzano quelli inalatori), dei broncodilatatori a lunga durata d’azione e degli antileucotrienici, per arrivare all’omalizumab (anticorpo monoclonale antiIgE) nei casi più gravi e resistenti.

 

La rinite, invece, come si presenta e come si cura?
La rinite si ha quando i sintomi allergici riguardano la mucosa nasale, con rinorrea, starnutazione, congestione nasale. Si allevia con l’utilizzo di farmaci somministrati direttamente per via nasale a base di cortisonici e antistaminici, questi ultimi possono essere utilizzati anche per via orale.

 

Infine, anche se non meno debilitante, la congiuntivite
Quando a reagire agli allergeni sono le mucose oculari, il paziente avrà gli occhi arrossati, prurito, bruciore e lacrimazione. Anche in questi casi si può intervenire localmente, con colliri antistaminici, oppure se non è sufficiente assumere un farmaco antistaminico per via orale.

 

Per non farsi cogliere impreparati e gestire al meglio i farmaci è opportuno rivolgersi a uno specialista?
Lo specialista non è sempre necessario, dipende dalla gravità dei sintomi. Il medico di famiglia, che ben conosce la storia dei suoi pazienti, è il consulente primo per questo tipo di malattie. Da specialista, invece, mi sento di consigliare indagini più approfondite, quando clinicamente necessario.

 

Si riferisce ai test cutanei?
Esattamente: oggi questi esami, che si possono fare tutto l’anno, sono molto accurati perché si effettuano con estratti standardizzati. Forniscono una risposta precisa e sicura, che poi si può completare, ove necessario, con specifici esami molecolari in vitro. Conoscere a quali pollini si è allergici è fondamentale per impostare il trattamento più adeguato.

 

Perché così è possibile sapere in anticipo quando l’allergia sta per arrivare?
Certo conoscere la pianta significa sapere quali sono i mesi di pollinazione, quelli in cui ci si deve curare. Ma una diagnosi corretta consente anche di intraprendere una terapia vaccinale, ben diversa dai farmaci descritti sopra. Ogni vaccino, che si somministra per bocca, è specifico per una singola pianta e garantisce però un trattamento completo: vale a dire che controlla i sintomi a carico di tutti gli organi, dall’asma alla congiuntivite. L’immunizzazione non è immediata ma, anno dopo anno, modifica la storia naturale della malattia, garantendo una protezione prolungata nel tempo.

Elisabetta Lucchesini